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Paleolitico
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L’ambiente vegetale 
 L’ambiente circostante l’area dell’insediamento era caratterizzato localmente da un bosco rado, costituito prevalentemente da latifoglie che gradiscono condizioni climatiche temperate calde ed anche un tenore di umidità piuttosto elevato derivante, in parte dalla piovosità stagionale, in parte dalla disponibilità di aree umide lacustro-paludose. Carpini di varie specie, betulle, castagni, querce, faggi erano certamente le piante più diffuse a cui si accompagnavano anche delle sempreverdi come ad esempio il leccio ed altre arbustive che sottolineano l’aspetto temperato dell’ambiente.
A rimarcare la presenza di ambienti umidi, sono stati rinvenuti i pollini di ontani e salici e di erbacee galleggianti quali  Alisma, Potamogeton e Cyperaceae. A completamento del quadro floristico, l’aspetto di prateria è definito da Graminaceae, Cichorioideae, Helianthenum, Leguminoseae ed altre.
 
Gli animali di Isernia
Sebbene la maggior parte dei reperti ossei appartenga a grandi mammiferi quali il bisonte, il rinoceronte e l’elefante, nel loro insieme costituiscono un patrimonio di informazioni utile principalmente per tre principali motivi:
1- La frequenza degli individui per specie identificata e l’associazione faunistica nel suo complesso consente di tracciare in modo abbastanza preciso l’antico ambiente naturale. Infatti si può affermare che l'alta frequenza dei grandi erbivori era favorita dalla presenza di una vegetazione aperta, ricca di pascoli che consentiva la vita a mandrie di bisonti e ai numerosi pachidermi. Un ambiente così caratterizzato si era formato in un clima a due stagioni, una lunga arida, l'altra breve in cui si concentravano le precipitazioni annuali. Nelle aree più umide la vegetazione si infittiva procurando rifugio a cinghiali e cervidi, mentre in quelle più aride e scoscese, vivevano capre selvatiche. Nelle aree umide trovava il suo naturale habitat l'ippopotamo. I dati ambientali sono confermati anche dai microvertebrati rinvenuti nel sito.
 2 - Il gran numero di individui consente studi approfonditi sulle caratteristiche morfologiche delle specie, offrendo informazioni a carattere generale per la conoscenza delle popolazioni animali in una fase molto antica del Quaternario;
 3- Rappresentano una fonte inesauribile di studio per la comprensione dello sfruttamento delle carcasse animali da parte dell’uomo. In particolare sono state ricostruite, anche con l’ausilio della sperimentazione,  le tecniche di fatturazione intenzionale per il recupero del midollo a scopo alimentare e le modalità di scarnificazione documentate dalla presenza di particolari strie dovute allo scorrere sulle superfici ossee del bordo tagliente  di una scheggia in selce impiegata per il taglio e la riduzione delle masse carnee.

Le ossa presenti sulle archeosuperfici di Isernia La Pineta ci informano su alcune delle attività svolte dall'uomo. Egli portò sull'area interessata dagli scavi solo alcune parti degli animali cacciati, quelle più redditizie in termini di approvvigionamento carneo. A questo si devono, ad esempio, le anomalie riguardanti la frequenza di particolari segmenti ossei, in particolare dei grossi erbivori.

 Il  futuro delle ricerche
L’area degli scavi è stata attrezzata con una serie di strutture logistiche che consentono di svolgere l’attività di ricerca in modo continuativo durante tutto l’anno. Particolare significato rivestono la costruzione del Padiglione degli scavi dotato delle più moderne attrezzature e il fabbricato che ospita il Centro Europeo di Ricerche Preistoriche in grado di offrire assistenza e continuità di lavoro a studiosi, dottorandi e studenti italiani e stranieri.
 La realizzazione del Parco Archeologico e del Museo del Paleolitico garantiranno inoltre anche al grande pubblico la possibilità di avvicinarsi ai temi della nostra evoluzione biologica e culturale non soltanto con i risultati raggiunti con lo scavo del giacimento di Isernia La Pineta, ma anche attraverso l’insieme delle conoscenze della nostra lunga storia, presentate anche con l’ausilio di ricostruzioni e momenti di interazione su specifici argomenti.
 Negli anni a venire si prevede di continuare l’esplorazione dei suoli di abitato con attività di esplorazione sistematiche e di lunga durata.

 Bibliografia essenziale:
 AA.VV. (1983): Isernia La Pineta: un accampamento piy antico di 700.000 anni, Catalogo della mostra omonima, Calderini Editore, Bologna.
Arsuaga J.L., Bermudez de Castro J.M., Carbonell E. (1998): The archeo-palaeontological sites of the Sierra de Atapuerca (Spain), Atti XIII Congresso UISPP, vol. , pp.
 COLTORTI M., CREMASCHI M., DELITALA M.C., ESU D., FORNASERI M., McPHERRON A., NICOLETTI M., van OTTERLOO R., PERETTO C., SALA B., SCHMIDT V., SEVINK J. (1982): Reversed magnetic polarity at Isernia La Pineta, a new lower paleolithic site in Central Italy. Nature, 300, 5888, pp. 173-176.
Crovetto C., Ferrari M., Longo L., Peretto C., Vianello F. (1994): The carinated denticulates from the Paleolithic site of Isernia La Pineta (Molise, Central Italy): tools or flaking waste? The results of the 1993 lithic experiments. Human Evolution, vol. 9, pp. 175-207.
Galiberti A. (1984): Bibbona; in I primi abitanti d’Europa, catalogo della mostra, Ed, De Luca, pp. 121-123.
 PERETTO C. (1994, ed.): Le industrie litiche del giacimento paleolitico di Isernia La Pineta, la tipologia, le tracce di utilizzazione, la sperimentazione. Istituto Regionale per gli Studi Storici del Molise “V. Cuoco”, C. Iannone Editore, Isernia.
 PERETTO C: (1996, ed.): I reperti paleontologici del giacimento paleolitico di Isernia La Pineta: L’uomo e l’ambiente. Cosmo Iannone Editore, Isernia, pp. 625.

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