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Introduzione



Verso la fine del IX secolo, l’insediamento nel Molise si presentava ancora sostanzialmente legato all’eredità del mondo antico: l’abitato rurale era infatti generalmente sparso in piccoli nuclei (curtes) che non erano dotati di sistemi difensivi. Solo la città e alcuni presidi militari collocati in posizioni strategiche erano dotati di apparecchiature di difesa. Nel corso del X secolo, i castra assunsero un ruolo sempre più preponderante all’interno del territorio. Ciò avvenne poiché il potere politico si articola in una pluralità di piccole signorie, ciascuna delle quali provvede autonomamente alla difesa dei propri possessi. E’ la fase dell’incastellamento, in cui nascono sostanzialmente tutti i piccoli villaggi accentrati sulle sommità collinari, per radunare le comunità contadine bisognose di protezione. Semplici recinti lignei o in muratura delimitavano gli abitati, costruiti da case che il più delle volte, nelle fasi iniziali, erano anch’esse prevalentemente in legno mentre l’edilizia in pietra si sviluppa solo a partire dal XII secolo.

Fonte: Castelli, torri e fortificazioni del Molise


FORTIFICAZIONI SANNITICHE E MEDIOEVALI

Le strutture fortificate molisane sono diversissime tra loro andando dalle cinte sannitiche ai palazzi baronali con connotati stilistici rinascimentali. Si distinguono le fortificazioni del periodo sannita perché esse erano fatte da pietre accostate fra loro senza l’uso i calce: proprio per il fatto che erano messe a secco le pietre dovevano essere di grandi dimensioni perché altrimenti la parete muraria non si sarebbe retta. Esempi di mura megalitiche si hanno a Monte Saraceno di Pietrabbondante. Un altro carattere che permette di riconoscere le mura sannitiche è l’assenza delle torri e dei beccatelli che compariranno solo nel medioevo. Comunque, in generale si può dire che non ci sono fondamentali differenze tra i concetti di fortificazione medievale e sannita, i quali ambedue si basano in primo luogo sulla scelta del sito che deve essere, il più possibile, inaccessibile, magari una rupe con fianchi strapiombanti. Profonde novità furono introdotte nei metodi di difesa con l’apparizione delle armi da fuoco alla fine del 1400, ma in questo periodo il Molise era ormai parte di uno stato unitario il Viceregno spagnolo e di esso costituiva una regione interna, non di frontiera, per cui non necessitavano gli apparati difensivi. Nel XVI secolo i vecchi manieri vengono trasformati in comode residenze nobiliari. In verità, sono pochi gli esemplari di questo tipo, cioè i castelli-residenza, perché la politica degli spagnoli era quella di assorbire i nobili negli impieghi di corte ed evitare, così, che i feudatari fossero troppo autonomi e potessero ripetere sommosse quali “la congiura dei baroni”. Tra i rari casi si possono citare il castello di Pescolanciano che si arricchì di soggette di gusto rinascimentale, oppure il castello di Macchiagodena che nella sua facciata verso la piazza del paese ha assunto l’aspetto di un palazzo nobiliare, mentre conserva ancora caratteristiche difensive nel lato che dà verso la vallata. In ogni caso l’edificio feudale non perde mai del tutto le sue origini militari come si può vedere dalle mura sempre massicce.
Non abbiamo parlato finora di un’altra categoria di architetture per la difesa che è formata dalle torri isolate. Questa è una tipologia non propriamente difensiva: essa piuttosto ha una funzione di avvistamento per controllare il territorio. Il più gran numero di torri, ovviamente, lo si trova inserito nelle mutazioni che possono essere quelle dei castelli, come nel caso di Carpinone, o quelle delle conte urbane, come ad esempio a Vastogirardi e Isernia. Qui le torri sono poste quasi sempre agli angoli (con alcune eccezioni come quella della torre che sta al centro della parete del borgo fortificato di Vastogirardi). Esse differiscono tra loro per il modo in cui sono attaccate al perimetro della pianta: ci sono quelle affiancate alle mura (nel castello Pignatelli di Monteroduni) e più frequentemente quelle che fuoriescono dai muri a scarpa (nel castello di Cerro al Volturno).

Fonte: I castelli nel Molise, Francesco Manfredi-Selvaggi in “Molise, una regione da scoprire”; editrice studio Emme, 1999.


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