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Raffaele Gioia

Raffaele Gioia
(1757 – 1805)

Raffaele Gioia, pittore, nacque a San Massimo nel 1757 da Alessandro e Rosalia Sio. Vi morì, all’età di 48 anni, il 26 Luglio 1805, vittima assieme alla propria figlia, del catastrofico terremoto che, in tal data, colpì il paese e ridusse in rovina quasi l’intero territorio molisano. La sua casa era posta nel luogo detto “Il Lago”, affascinava, come suggerisce il toponimo, sulla piazzetta allora esistente dove sorgeva la Chiesa madre, pur essa completamente rasa al suolo.
Il padre, “Mas[tro] Alessandro”, nato nel 1730, già esercitava l’arte pittorica ed il giovane Raffaele, da lui, sicuramente, avrà ricevuto i fondamentali consigli professionali, prima di recarsi a Napoli, dove, come attestano alcune fonti, fu aiutante ed allievo del celebre pittore Fedele Fischetti, (1734-1789) uno dei massimi esponenti dei nuovi orientamenti della pittura del secondo Settecento. Da questo eccellente artista Raffaele Gioia assimila preziosi insegnamenti, tecniche decorative e stilistiche, indirizzate verso una classicizzazione del linguaggio barocco magistralmente rappresentato, nel Molise, dal pittore Paolo Gamba, il quale, a sua volta, aveva subito il notevole influsso della celebre scuola napoletana di Francesco Solimena. È stata prospettata l’ipotesi che Raffaele Gioia, durante il periodo napoletano, in veste di discepolo del Fischetti, abbia aiutato il suo illustre maestro partecipando alla decorazione di diverse residenze borboniche, quali la Reggia di Caserta e numerose altre dimore signorili.
Della sua produzione pittorica, nostro malgrado, sappiamo ben poco perché solo alcune delle sue opere sono scampate alla furia devastatrice del sisma. Quanto è rimasto consente di poter affermare che fu artista di chiara fama. Le cattedrali di Bojano, di Isernia, le chiese di Venafro e di Pettoranello di Molise, sono gli unici luoghi dove si conservano le rare testimonianze di questo sfortunato e poco conosciuto pittore molisano di fine Settecento.


LE OPERE

LA CATTEDRALE DI ISERNIA

Nel 1785, Raffaele Gioia è chiamato ad Isernia dal vescovo Michelangelo de Peruta, che lo incarica di decorare la Cattedrale, appena fresca di restauri, con cinque grandi tele, tra le quali sull’altare maggiore spicca per il suo pregio: “La consegna delle chisvi al principe degli Apostoli”, posta in una cornice marmorea alle spalle dell’altare maggiore. Qui, la figura del Cristo, in atto di fare le chiavi a San Pietro, inginocchiato ai suoi piedi, emerge al centro del dipinto. In corrispondenza all’immagine di San Pietro, sulla destra, è raffigurata quella di San Paolo. Tutta la scena, oltre che dalla magnificenza del movimento, è permeata da una forte espressività, addolcita da caldi colori.
Le altre due tele: “San Michele”, “La Vergine Madre Addolorata” sono collocate su una parete laterale del coro. In un suo scritto, il canonico Pasquale Fortini di Isernia, cita i titoli degli altri due quadri del suo compianto amico Raffaele Gioia, e dice che essi erano collocati su due altari laterali della cattedrale. Tali dipinti rappresentavano rispettivamente: “La donna adultera” e quella del “Cristo fra i Dottori”. Non si conoscono le sorti di queste due ultime opere che, secondo la testimonianza del Fortini, non subirono i danni del terremoto che nel 1805 fece crollare gran parte delle coperture, la nave centrale e la cupola della cattedrale, appena rinnovata. Il canonico Fortini chiama Raffaele Gioia: “Lodabilissimo Amico” – ed afferma – “Perde la pittura colla di fui morte un professore di cui moltissimo si poteva prevalere”.


La consegna delle chiavi al principe degli Apostoli

La composizione è magistralmente condotta dal maestro Gioia. Primeggia al centro la figura nobile e maestosa del Cristo; attorno a lui si dispongono in cerchio le figure degli Apostoli, ciascuno profondamente individuato da una felice caratterizzazione fisionomica che non scende mai a livello di un verismo banale. A lato la figura del Santo genuflesso riceve le chiavi dal Cristo in un atteggiamento di umiltà e di sottomissione al volere divino. Il paesaggio accoglie le figure del Cristo, degli angeli e degli Apostoli fondendosi intimamente con loro.

La Vergine Madre Addolorata
Un sentimento religioso sereno e contemplativo, un’adorazione sincera alla realtà, che esprimono il dramma della Vergine Addolorata, si colgono nell’opera di Raffaele Gioia in cui le note patetiche si placano in una visione artistica serena ed al contempo intensa di pathos; ben controllata la composizione in cui le figure occupano uno spazio ben definito e trattate con impasti cromatici densi e caldi. Un angelo preminente regge una croce compassionevole del dramma della Vergine. In basso la figura della Maddalena: in una sommessa meditazione è assorta in una dolorosa contemplazione. Altri particolari della rappresentazione evidenziano oggetti della “Passione di Cristo”. (Prof. Luigi Addesso)


San Michele
La figura dell’Arcangelo Michele, assiso in alto nella composizione, sovrasta idealmente buona parte del dipinto. Le figure dei martiri, gravemente assorti ed ordinatamente disposti nel basso, sono espressi in una profonda e serena umanità quasi a sminuire il proprio dramma, il tutto in una meditazione contemplativa verso una serena rassegnazione al loro martirio. Un drago con sembianze demoniache e con lividi bagliori di incubo è posto nella parte centrale. sottomesso all’Arcangelo è simbolo del male sconfitto. (Prof. Luigi Addesso)


LA CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA DI PETTORANELLO DI MOLISE
Nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta di Pettoranello di Molise sono conservate le pitture a tempera eseguite da Raffaele Gioia un anno prima di morire. Nel 1804 il pittore dipinse nove grandi affreschi raffiguranti la vita di Maria e una grande tela d’altare raffigurante l’Assunzione. Nostro malgrado, alcune opere (“Un angelo appare in sogno a San Giuseppe”, “L’Annunciazione” e “L’Incoronazione”) mostrano un pessimo stato di conservazione; fortunatamente, grazie ad interventi strutturali dell’edificio sacro esefuiti sono nel 2004, sono state annullate le cause che avrebbero condannato alla distruzione sicura un grandissimo patrimonio artistico.


Natività della Vergine
Colori morbidi e soffusi, forme sfaldate immerse in un caldo ambiente familiare creano un’atmosfera tenera ed accogliente. Nitide figure campeggiano nel fulcro della composizione esaltandone la tematica. (Prof. Luigi Addesso)


Lo sposalizio della Vergine
La composizione, vigorosamente e simmetrica, è improntata ad un senso di pacata armonia; i colori si distendono limpidi e la grazia dell’insieme è sottolineata della squisita freschezza dei particolari. Il tema sacro dello Sposalizio della Vergine è trattato con semplicità e con la scorrettezza di un evento quotidiano. (Prof. Luigi Addesso)


Aggeo
In questo affresco, in cui è raffigurato Aggeo, il Gioia ripropone gli ideali della pittura classica in termini di moderato equilibrio e di rigorosa impostazione. Una morbida e “sfioccata” leggerezza della nube sostiene il profeta. (Prof. Luigi Addesso)


Geremia
Seduto su un soffice nube il profeta Geremia è raffigurato in un moderato equilibrio con una straordinaria sensibilità cromatica. (Prof. Luigi Addesso)


Isaia
La sontuosa immagine di Isaia, rappresentato in un volume plastico, occupa con una corpulenza michelangiolesca l’intero pennacchio. Il linguaggio pittorico del Gioia è personalissimo, fatto di forme vibranti, di vita, rivestite di tonalità calde e brillanti. (Prof. Luigi Addesso)


Davide
L’immagine di Davide è distinta con una lucidità e un’astrazione geometrica veramente eccezionale. La figura gigantesca si scrive, nell’ambito del pennacchio, in maniera dominante.


Annunciazione
Un’impostazione spaziale rigorosa, una lucidissima resa prospettica, una solennità austera dominano in questo affresco. L’incanto languido della scena ridotta all’essenziale, e reso ancor più nella genuflessione e nell’atto sottomesso, ma fiducioso, della Vergine. (Prof. Luigi Addesso)


Un angelo appare in sogno a San Giuseppe
Abile a lindo narratore, il Gioia descrive con nitida raffigurazione la garbata apparizione dell’angelo messaggero a San Giuseppe in una chiara e spaziale composizione che si accorda con un certo amore alla descrizione dei particolari. (Prof. Luigi Addesso)


L’incoronazione
La preziosità stilistica del Gioia, si rivela con una chiara definizione dello spazio: in questo affresco la composizione è finemente condotta in tutti i particolari. Il Cristo assiso in alto depone la corona della “Gloria” sul capo della Vergine, mentre angeli svolazzanti ne contornano l’andamento curvilineo della composizione. (Prof. Luigi Addesso)


L’assunzione
Solenne e gloriosa, la Madonna ascende al cielo mentre gli Apostoli contemplano estatici l’evento. Nel dipinto la solennità e la sicurezza prospettica del Maestro Gioia e i delicati valori dello sfondo sono espressi con piena padronanza stilistica e tradotti in un personalissimo linguaggio pittorico. (Prof. Luigi Addesso)


L’ANTICA CATTEDRALE DI BOJANO
A Bojano, sulle pareti laterali dell’altare maggiore della cattedrale di San Bartolomeo, patrono della città, si possono ammirare due grandi tele, ad olio, recentemente restaurate, a cura della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Campobasso, dal Maestro restauratore Mario Marinuzzi di Pollenza.
I grandi dipinti, rettangolari e di eguale misura, sono ambedue datate 1793. Si sa con certezza che il terremoto del 1805, nel causare il crollo di parte della cattedrale cancellò il soffitto della stessa, portandosi via tutta la decorazione che Raffaele Gioia vi aveva impresso, ritenuta, al pari del ciclo di affreschi della Chiesa madre di Pettoranello di Molise, la sua opera più impegnativa.


Quadro a sinistra
Posta sulla parete sinistra dell’abside, raffigura San Bartolomeo nell’atteggiamento di battezzare re Pollino inginocchiato ai suoi piedi, dopo aver deposto la corona regale, adagiata su un cuscino sorretto da un giovane paggio moro. Riempiono la scena alcune figure muliebri che probabilmente rappresentano la regina con le dame di corte ed altri personaggi maschili che ritraggono i dignitari e gli ufficiali del re. In fondo al suo mantello si legge la dicitura: RAPHAEL GIOIA S.ti MAX. INVENIT et pinxit 1793. (Prof. Pasquale Maselli)


Quadro a destra
Collocato alla destra dell’abside, rappresenta l’Apostolo Bartolomeo la cui figura si eleva, in solenne atteggiamento di predicazione, dall’alto di un piedistallo di pietra sul cui frontale, in carattere maiuscolo, si legge: RAPHAEL GIOIA S.ti MAXIMI PINXIT 1793. In questo dipinto, l’attenzione dell’osservatore è facilmente attratta da una fuggevole ma delizioso dettaglio che, in stretto accordo con l’intera scena, raffigura una donna, seduta sotto un palmizio, nell’atto di imporre il silenzio, con il classico gesto del dito indice appoggiato al naso, ad un bimbo nudo, quasi a volergli far intendere di non disturbare i presenti in ascolto dell’omelia di San Bartolomeo. (Prof. Pasquale Maselli)



FONTE: “Raffaele Gioia RACCOLTA LITOGRAFICA DI UN ARTISTA DIMENTICATO” a cura di Andrea Nini e Luigi Addesso. Edizione a cura dell’Amministrazione comunale di Pettoranello di Molise.


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